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Ci lascia un’altra figura storica del turf italiano che fu, Angelo Vincis.
Angelo apparteneva a quella generazione per la quale montare a cavallo non era ancora mestiere da copertina, ma arte, coraggio e disciplina.
Per quelli dell’ippica era Angelino, ché certi diminutivi non hanno nulla a che vedere con la statura degli uomini. Restano appiccicati addosso come i nomi di scuderia, come l’odore del cuoio e della terra bagnata, e finiscono per accompagnarti per tutta la vita.Lui si chiama Infinity Focus, è un bellissimo purosangue che ha scavalcato i 10 anni, è in Italia praticamente da sempre, scelto da quella Taika Raulo che è poi diventata ed è ancora la sua allenatrice, a volte la sua jockette, sempre e per sempre la sua amica del cuore, con cui giocare e ogni tanto inventarsi qualche capriccio e qualche scherzetto, con l'affetto e il rispetto che Taika, comunque, si merita e, a parole, pretende, anche se in realtà quello che lei chiama "Il mio Leone", è tra i cavalli più viziati della storia di Roma, la città dove abitano e dove oggi sono, finalmente, tornate le gare a Capannelle.
A volte può essere tardi ma, lo insegnano miriadi di esempi e la stessa saggezza popolare, "non è mai troppo tardi".
Nella vita -per andare avanti come per tornare sui propri passi- nelle scelte, in molte relazioni, nello sport, nel mondo degli affari, della comunicazione, del sociale e in qualsiasi campo, naturalmente anche in quello dei cavalli da corsa.Ci sono uomini che cambiano le tecniche. E ci sono uomini che cambiano il modo di guardare le cose. Monty Roberts appartiene alla seconda categoria.
Con la sua scomparsa, a 91 anni, il mondo del cavallo perde una figura che ha segnato profondamente la cultura equestre degli ultimi decenni. Più ancora dell'addestratore, se ne va il divulgatore capace di portare il cavallo al centro di una riflessione nuova, che ha coinvolto non solo cavalieri e professionisti, ma anche un pubblico estraneo all'equitazione.
CHE TRA LE DONNE E I CAVALLI esista una sorta di affinità elettiva, la saggezza popolare, le tradizioni culturali e la storia dell’arte ce lo hanno testimoniato da sempre. Per renderci conto, però delle ragioni di questa “assonanza” che a me, in quanto donna e appassionata di cavalli, suona altamente gratificante, bisogna fare i conti con almeno tre ambiti del sapere umano: la psicologia, l’etologia e l’antropologia culturale.
Un’epoca si chiude e passa il testimone ai ‘giorni ponte’. Quanti? Non si sa. Eppure sarebbe importante saperlo: è sull’elemento ‘tempo’ che si parametra il grado di credibilità di ogni programmazione e di ogni investimento.
QUANDO E’ ACCADUTO che l’uomo e il cavallo si sono incontrati per la prima volta e soprattutto come è avvenuto questo incontro? I dati archeologici in materia sono pochi, incerti e frammentari e se sono in grado di darci qualche vaga indicazione sul quando, non possono purtroppo dirci nulla sul come...
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